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Manifesto di un Insegnante che Ama la Scuola
Credo che la scuola viva nei bambini.
Senza di loro non esisterebbe il senso profondo del nostro mestiere. Ogni domanda, ogni errore, ogni intuizione è un passo nella costruzione del loro pensiero — e anche del mio.
Non cerco la perfezione, perché so che non esiste.
Cerco piuttosto l’onestà del cammino, quella che insegna a sbagliare con dignità e a riprovare con fiducia.
Credo che la conoscenza non sia un traguardo, ma un viaggio condiviso, fatto di ascolto, di stupore e di domande che valgono più delle risposte.
Nel mio insegnare c’è amore, perché senza amore la scuola è solo un edificio.
Amore per la scoperta, per il sapere, per la crescita umana prima ancora che scolastica.
Ogni giorno, entro in classe con la certezza che l’educazione è un atto di fiducia reciproca: tra chi insegna e chi impara, tra chi guida e chi cammina accanto.
Essere insegnante significa mettersi in gioco.
Significa interrogarsi, rivedere le proprie certezze, imparare dai bambini lo sguardo semplice con cui sanno comprendere il mondo.
La mia scuola ideale non è perfetta, ma è viva.
È fatta di mani alzate, di risate, di silenzi che parlano, di errori che insegnano.
Perché educare non è riempire, ma accendere.
E se ogni bambino impara ad accendere una luce dentro di sé, allora la scuola ha già compiuto il suo miracolo.
Ins. Calogero Scarnà
